La vita delle ragazze in Zimbabwe.

Prima o poi sarebbe arrivato il momento di scrivere un articolo sulle disuguaglianze di genere. Una realtà che riguarda tutte le donne, comprese le ragazze in Zimbabwe, e che quindi in quanto donna sento particolarmente vicina. C’è però un aspetto importante di cui si parla ancora troppo poco, ma che è fondamentale per comprendere davvero queste disuguaglianze: non tutte le vivono allo stesso modo.

Perché parlare di intersezionalità

Anche se le disuguaglianze di genere persistono nei Paesi occidentali, così come in altre parti del mondo, il modo in cui una donna le sperimenta dipende dalla situazione in cui si trova. Il genere, infatti, non esiste in isolamento: si intreccia con molti altri aspetti della vita, come la condizione economica, il luogo di provenienza, la sessualità, la disabilità o il contesto familiare. Questi elementi possono incontrarsi e rafforzarsi a vicenda, facendo sì che esperienze apparentemente simili siano, in realtà, molto diverse. Perché se essere una ragazza può già significare avere meno accesso a determinate opportunità, essere una ragazza che vive in povertà, in una zona rurale, con una disabilità o senza una rete familiare di supporto può creare una serie di ostacoli che si rafforzano a vicenda. È proprio qui che entra in gioco il concetto di intersezionalità: la necessità di guardare alle diverse dimensioni della vita di una persona non separatamente, ma nel modo in cui si incontrano e contribuiscono a plasmare la sua esperienza.

Partiamo però prima di tutto dal capire cosa significa disuguaglianza. La disuguaglianza è il fenomeno che descrive una ingiusta e iniqua distribuzione di risorse ed opportunità fra i membri della società. Quando c’è disuguaglianza poi, c’è quasi sempre anche esclusione, ossia lo stato per il quale ad alcuni individui non è permesso partecipare in maniera piena alla vita sociale, economica, politica e culturale della stessa società. Quando le donne vengono messe al centro di queste dinamiche, si parla di disparità di genere. Ma cosa si intende con “genere”? Il genere non deve essere confuso con il sesso biologico. Con genere si intende tutta quella serie di nozioni di mascolinità e femminilità culturalmente acquisite, le quali plasmano le cosiddette relazioni di genere, ossia il modo socialmente costruito in cui uomini e donne si relazionano. Tutto questo può essere racchiuso in quello che viene chiamato Sistema del Genere, il quale distribuisce diritti, poteri, e obblighi basati su sesso e classe sociale. In questo universo esistono quindi i ruoli di genere, cioè i compiti domestici e i tipi di impiego che vengono socialmente associati agli uomini o alle donne. Ad esempio, alle donne vengono spesso attribuite la cura della casa e lavori come quelli dell’insegnante o dell’infermiera, mentre all’uomo per lungo tempo è stato dato il ruolo di

Immagine 1. Innell, R. (1970). Women’s Liberation rally at Nathan Phillips Square, Toronto. Toronto Star Archive / Getty Images.

colui che porta i soldi a casa, il cosidetto “breadwinner”, colui che può fare lavori pesanti o che può ricoprire posizioni di prestigio. La disuguaglianza di genere esiste da sempre, e solo nell’ultimo secolo si sono registrati miglioramenti. Quando si parla di questo fenomeno va ricordato un mancato accesso all’istruzione, diritti di voto negati, sottorappresentanza nelle posizioni di potere, divario retributivo, sovraccarico di lavoro domestico non retribuito, divisione sessuale del lavoro, violenza e stereotipi di genere, discriminazione nei media e nella rappresentanza pubblica, e mancanza di politiche di conciliazione. Sono tanti gli aspetti che influenzano ogni giorno la vita di noi donne. Ma l’esperienza di cosa significa essere donna non è universale, perchè la vita quotidiana e le sfide che ognuna di noi affronta dipendono sì dal nostro genere, ma anche da come questo interagisce con altri fattori che possono aumentare o diminuire la disuguaglianza che sperimentiamo sulla nostra pelle.

Quando gli ostacoli si intrecciano

Quindi immaginiamo per un momento di essere una ragazza che vive in Zimbabwe. Quali opportunità abbiamo davanti? Quali ostacoli? E soprattutto: quanto dipendono dal semplice fatto di essere ragazze, e quanto invece da tutto ciò che si trova intorno a noi? Prendiamo, ad esempio, il rapporto tra genere e condizione economica. Secondo i dati di UN Women, tra le persone occupate di 15 anni e più in Zimbabwe, il 37,6% delle donne vive al di sotto della soglia internazionale di povertà, rispetto al 33,3% degli uomini. Ma la differenza non riguarda soltanto il fatto di avere o non avere un lavoro. Nel settore non agricolo, il 91,6% delle donne occupate lavora nell'economia informale, contro il 74% degli uomini. Avere un'occupazione, quindi, non significa necessariamente avere lo stesso livello di sicurezza economica o le stesse possibilità di costruire un'indipendenza. E qui gli intrecci diventano ancora più evidenti. Essere donna e vivere in condizioni economiche difficili può significare avere meno risorse proprio quando servirebbero per accedere ad altre opportunità. L'istruzione, per esempio, non dipende soltanto dalla disponibilità di una scuola: possono entrare in gioco i costi, la necessità di contribuire al reddito familiare, le responsabilità domestiche o la possibilità di raggiungere fisicamente la scuola. I dati sulle giovani mostrano quanto questo insieme di fattori possa incidere sulle opportunità future. In Zimbabwe, il 35,6% delle ragazze e giovani donne tra i 15 e i 24 anni non è inserito né nell'istruzione, né nel mondo del lavoro, né in percorsi di formazione, rispetto al 25,3% dei ragazzi e giovani uomini della stessa fascia d'età. Una differenza di oltre dieci punti percentuali che ci invita a chiederci non soltanto perché le ragazze abbiano meno opportunità, ma quali siano gli ostacoli che si accumulano lungo il loro percorso. E non è finita qui. Il 33,7% delle giovani donne tra i 20 e i 24 anni in Zimbabwe era già sposato o viveva in un'unione prima dei 18 anni. Quando il genere si intreccia con il matrimonio precoce, possono cambiare molto presto le possibilità di continuare gli studi, di entrare nel mondo del lavoro o di costruire una propria indipendenza economica. È questo, in fondo, il punto dell'intersezionalità: non possiamo comprendere pienamente una disuguaglianza guardando a un solo elemento alla volta. Essere una ragazza, vivere in povertà, abitare in una zona rurale o assumere responsabilità familiari non sono esperienze che si sommano semplicemente una dopo l'altra. Possono interagire e influenzarsi reciprocamente, creando ostacoli specifici e, allo stesso tempo, opportunità diverse.

Immagine 2. Keystone. (1970). A member of the Third World Women's Alliance stands holding a sign at the Women's Strike For Equality [Fotografia]. Hulton Archive / Getty Images.

Per capire ancora meglio cosa significa tutto questo, possiamo provare ad immaginare qualcosa di concreto. Una ragazza che vive in una zona rurale potrebbe avere un accesso più limitato alla scuola, ai servizi sanitari o alle opportunità di lavoro rispetto ad una ragazza che vive in città. Se la stessa ragazza avesse anche una disabilità, potrebbero aggiungersi ulteriori ostacoli legati all'accessibilità dei servizi, degli edifici o dei trasporti. Se poi avesse perso uno o entrambi i genitori, potrebbe trovarsi a dipendere da altri membri della famiglia o a dover assumere responsabilità domestiche ed economiche in giovane età. E se, oltre a tutto questo, la sua famiglia vivesse in condizioni di povertà, potrebbe essere costretta a rinunciare alla scuola per contribuire al sostentamento della famiglia. 


Dalle disuguaglianze alle opportunità

Tutto questo ci porta quindi ad una conclusione importante: parlare di disuguaglianza di genere significa riconoscere che le ragazze devono essere un target centrale quando si parla di sviluppo, educazione ed empowerment. Investire nelle ragazze significa infatti intervenire in una fase della vita in cui molte delle opportunità future vengono ancora costruite, ma anche in cui possono concentrarsi numerosi ostacoli. Ecco perchè come Lovemore siamo impegnati nella costruzione di un dormitorio per le ragazze di Nechishala. La necessità di un dormitorio è legata innanzitutto alla distanza dalla scuola: per una ragazza che vive in una zona rurale e lontana dai servizi, infatti, poter frequentare la scuola non dipende soltanto dalla volontà di studiare, ma anche dalla possibilità di raggiungerla e di avere un luogo sicuro in cui vivere. Ma qui i diversi elementi si intrecciano. Il fenomeno di bushboarding può comportare per le ragazze maggiori rischi durante gli spostamenti, esposizione a situazioni di violenza o sfruttamento sessuale, mentre dormire nelle classi in condizioni di forte insicurezza può per esempio aumentare l'esposizione a malattie come la malaria. In questo senso, il dormitorio non risponde soltanto ad un problema legato all'istruzione: interviene su una serie di ostacoli che, sommati tra loro, possono rendere più difficile per una ragazza accedere all'educazione e costruire le proprie opportunità future. È anche per questo che, in Lovemore, crediamo che sostenere le ragazze non significhi semplicemente offrire un aiuto, ma cercare di creare opportunità che rispondano alle realtà in cui vivono. Capire come le diverse forme di disuguaglianza si intrecciano è quindi anche il primo passo per poter contribuire a creare un cambiamento realmente inclusivo e duraturo.

Bibliografia

UN Women (n.d.) Country Fact Sheet | UN Women Data Hub: Zimbabwe. https://data.unwomen.org/country/zimbabwe(Accessed : September 24, 2026).